C'è nervosismo nel PD. Un nervosismo nuovo, mai percepito fino ad oggi. Non si tratta dei soliti malumori dati da posizioni divergenti su un tema specifico. E' un nervosismo positivo. Un nervosismo dato da quello che si configura come il primo vero congresso del Partito. Con delle vere primarie dal risultato incerto. Con due (per ora) posizioni concorrenti, veramente concorrenti, che dalla settimana prossima lo saranno ancora di più, quando finalmente, dopo la presentazione ufficiale della candidatura di Bersani, si delineeranno i contorni delle due proposte in campo. Un nervosismo che però riguarda sostanzialmente le alte sfere del Partito, una battaglia per l'assestamento, l'equilibratura a seguito conta, del Potere costituito. Un nervosismo che man mano che si scende verso la base assume i contorni dell'occasione perduta, dell'appuntamento mancato con la storia. Non è mai accaduto che una parte importante della partitocrazia italiana, una parte potenzialmente maggioritaria, sia stata così vulnerabile e potenzialmente scalabile e conquistabile realmente dalla base. E probabilmente non accadrà più, perché chiunque la spunterà al Congresso di ottobre tra Bersani e Franceschini, si adopererà a riportare la situazione alle condizioni attuali, con qualche faccia nuova messa qua e là a mascherare la restaurazione che di fatto è già in atto da tempo, perpetrata in modo spudorato con primarie fasulle (quando fatte) e in modo più subdolo con i nuovi regolamenti sui tesseramenti e gli assurdi vincoli residenziali imposti, e con la regolamentazione delle attività giovanili del Partito e l'inserimento di limiti di età che favoriscono lo status quo e la fossilizzazione delle nuove proposte politiche. Fino alla ciliegina sulla torta rappresentata dal regolamento per la presentazione delle candidature alla guida del Partito: tutte le candidature debbono essere presentate entro il 23 luglio e sottoscritte da almeno il 10% dei componenti l’Assemblea Nazionale uscente, oppure, da un numero di iscritti compreso tra 1500 e 2000, distribuiti in non meno di cinque regioni, appartenenti ad almeno tre delle cinque circoscrizioni elettorali per il Parlamento europeo. L'occasione è quindi più unica che rara, e la base proprio no, non se la può lasciar sfuggire. Non si deve far ammaliare dal gergo nuovista di Franceschini, né dalle parole d'ordine care alla sinistra di Bersani. Deve oggi dimostrare che è matura abbastanza per imporre un proprio candidato e portarlo ai vertici del nuovo PD. Lo deve fare in modo unitario, magari lasciando da parte qualche virgola di divergenza di vedute, assumendo un atteggiamento da assemblea costituente dove l'importante è raggiungere il fine ultimo, ovvero la defenestrazione politica dell'attuale dirigenza, non solo incapace ma attivamente colpevole della disfatta del centrosinistra in Italia. Scardinare definitivamente una classe dirigente che non ha mai voluto veramente confrontarsi con la base e lasciarle lo spazio dovuto, ma si è limitata a coglierne e a cavalcarne gli umori, spesso in modo strumentale. Implementare la politica nuova, quella realmente democratica, fatta di ascolto, discussione e decisione finale che diventa linea di Partito. Quella che si ispira al riformismo progressista, moralmente e tecnicamente credibile, con i diritti civili in primo piano. Se si muove unita, la base ha i numeri per riuscire nell'impresa di rifondare la Politica con la P maiuscola in Italia. E la base ha pure il candidato bello che pronto, moralmente e tecnicamente credibile, ovvero quell'Ignazio Marino che a sorpresa ha rubato la scena a tutti i big del Partito, Serracchiani compresa, durante l'incontro al Lingotto. Che ha parlato da professionista timido ma concreto, lucido e deciso, da credente che difende i diritti civili di tutti e che non dimentica di ricordare la necessità di ridare dignità al lavoro. Ignazio Marino non ha attualmente intenzione di candidarsi, lo ha ripetuto più volte, ma davanti ad una investitura di tale suggestione difficilmente si tirerebbe indietro. Ed allora sì che il vero Partito Democratico potrebbe cominciare a prendere forma, e con esso la speranza di salvare questo Paese.
pubblicato anche su http://www.democraziaoggi.it/

4 commenti:
caro massimo,
sono d'accordo con te: mi pronuncio per il prof. Marino come faccio a dirlo agli altri iscritti? Non potresti risuscitare il circolo telematico che dirigevi e farti portavoce di quelli che condividono questa idea?
ciao
aquilino
Non ci sono i tempi temo. E' necessario che questa presa di posizione l'assumano i Circoli, quelli veri e riconosciuti, non quelli virtuali o telematici per i quali non si ha ancora un riconoscimento di "Serie A".
Massimo.
vedo che la pensiamo allo stesso modo!!
caro massimo,
la stampa riporta la candidatura del prof Marino. Non c'e' stato bisogno dell'intervento di nessuno. Forse al professore sono arrivati le approvazioni della base ed anche quella nostra.
ciao
angelo
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