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17 novembre 2009

Il WWF assegna la maglia nera alla Sardegna di Cappellacci per il devastante piano casa regionale

Il WWF assegna la maglia nera alla Sardegna di Cappellacci per via del "Piano casa sardo", e con una nota formale inviata ai Ministri Fitto (Rapporti con le Regioni) e Bondi (Beni Culturali - fa sempre un certo effetto pensarlo, ma è così), di concerto con il Fondo Ambiente Italiano, ha chiesto al Governo italiano di impugnare la Legge Regionale 4/2009Disposizioni straordinarie per il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo”. Il famigerato nuovo piano casa made in Sardinia, la più pornografica tra le marchette che la giunta Cappellacci sta pagando per il sostegno elettorale degli affaristi/massoni/costruttori isolani, non solo prevede la possibilità di ampliare immobili di qualunque tipo senza fissare alcun limite di cubature e senza stabilire un termine temporale preciso entro cui questi ampliamenti possono essere eventualmente realizzati, ma permette anche interventi all’interno di aree sottoposte a vincolo paesaggistico, con l'aggravante della possibilità del cambio di destinazione d’uso e la costruzione di nuovi immobili. E la questione sta proprio qui: secondo WWF e FAI il vincolo paesaggistico imposto dalla giunta Soru nel 2006 - prima in Italia a recepire il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, e per questo spesso indicata dal WWF come esempio virtuoso di amministrazione sensibile alla salvaguardia ambientale del territorio - può essere modificato solo con un impianto normativo simile - ovvero con un nuovo Piano Paesistico - e non da una "semplice" Legge regionale. Questo perché se è vero che la Regione Sardegna, per via dello Statuto Speciale, può legiferare in tema di paesaggio, è altrettanto vero che lo deve fare in armonia con la Costituzione e con i principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica e il rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica. Secondo l'interpretazione del WWF e del FAI, il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio rientra in quest'ultimo caso per quanto esplicitamente affermato dall'art. 135: "Lo Stato e le regioni assicurano che tutto il territorio sia adeguatamente conosciuto, salvaguardato, pianificato e gestito in ragione dei differenti valori espressi dai diversi contesti che lo costituiscono. A tale fine le regioni sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio mediante piani paesaggistici, ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici, entrambi di seguito denominati piani paesaggistici". Il WWF e il FAI hanno sottolineato anche che, secondo quanto disposto dall'art. 145 del Codice, "per quanto attiene alla tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici sono comunque prevalenti sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore, ivi compresi quelli degli enti gestori delle aree naturali protette", e dato che la Legge Regionale parla proprio di "misure straordinarie per il sostegno dell'edilizia" - quindi di settore, sembrano non esserci grossi dubbi sul profilo di incostituzionalità del piano casa sardo. Il WWF e il FAI spuntano diverse altre incongruenze della L.R. 4/2009, tra cui ad esempio la violazione della fascia dei 300 m che metterebbe a rischio"la conservazione e il carattere distintivo" delle aree interessate, in deroga all'art. 142 del Codice; o anche la competenza in materia di verifica di compatibilità degli interventi con le esigenze di tutela dei beni paesaggistici, per il Codice di esclusiva pertinenza della Soprintendenza e non della Commissione Regionale per il paesaggio che risulta essere mero organo di supporto ai soggetti preposti al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica. Insomma il WWF smonta pezzo per pezzo la legittimità formale del piano casa sardo e rimette tutto nelle mani del Governo che ora dovrà decidere se procedere o meno nell'impugnazione della Legge Regionale. Chissà com'è che mi pare improbabile.

pubblicato anche su www.democraziaoggi.it
e su www.gdonline.it

16 novembre 2009

Il 18 alle 18 a Cagliari. Mille piazze contro il ddl sulla giustizia

Clicca sull'immagine per ingrandire. Cerchiamo di esserci numerosi.

14 novembre 2009

La direzione regionale del PD sardo mette tutti d'accordo. Ma proprio tutti.

Non c'è che dire, un primo importante risultato la nuova gestione del PD sardo l'ha ottenuto: ha messo tutti d'accordo. Non solo le tre aree - Lai, Barracciu, Diana - sono tutte (abbondantemente) rappresentate - a partire dai vertici tutti addobbati di rosa per l'occasione, ma pure tutte le sottozone sono state soddisfate con qualche nome in direzione. Poco importa se alla fine si è arrivati all'imbarazzante numero di 69, no dico 69, componenti. Ai livelli del Lazio, con un terzo degli abitanti però. Ma dobbiamo essere positivi e propositivi: diciamo che sono 69 punti di sutura necessari per rimarginare la ferita aperta un anno fa a Tramatza, e amen. In realtà non sono proprio tutte vecchie facce, qualcosa di nuovo si vede. Poco, troppo poco, anche su questo tutti d'accordo. Dalla discussione in una mia nota su FB, alla quale hanno partecipato anche diversi membri della neonominata direzione, c'è un discreto accordo quando si dice che:
1. la direzione non è che abbia tutte 'ste funzioni, quindi è inutile menarla più di tanto se è stata tirata su con i vecchi(issimi) metodi;
2. il progetto politico emerso dal discorso di Silvio Lai ha un po' il fiato corto (qui ovviamente e comprensibilmente i proLai sono stati meno d'accordo degli altri);
3. bisogna lasciar rodare e poi partire in pace il nuovo corso e attendere i fatti, di merito e metodo;
4. i circoli e la base ora devono cominciare a mettere in pratica ciò di cui si sono riempiti la bocca in campagna congressuale, pena declassamento a quaquaraqua. Ovvero la continua e coordinata proposizione di idee, innovazione politica, proposte concrete, coinvolgimento trasversale, a prescindere;
5. meno parole di giudizio più parole di politica. E lavoro quindi, che ce n'è da fare - per tutti, ad ogni livello.
Buon lavoro a tutti quindi. E che dio ce la mandi buona.

Petizioni e manifestazioni. Per quello che servono

Sinceramente non ho mai creduto molto nell'utilità delle petizioni, tantomeno di quelle on line. Ne ho firmato alcune in passato, e firmerò anche questa, proposta dalla redazione del Fatto Quotidiano per provare a "mettere la parola fine allo scandalo che da quindici anni sta sfibrando l’Italia: la produzione incessante di leggi personali per garantire a Silvio Berlusconi la totale immunità e impunità in spregio alla più elementare idea di giustizia". Siamo arrivati oramai ad un livello inaccettabile e per certi versi persino inatteso: non siamo più davanti al Governo, alla maggioranza, più contaballe, collusa, affarista, mafiosa della storia della Repubblica - dall'immondezza all'Irap, dalla ricostruzione in Abruzzo al piano casa, dal ponte sullo stretto alla scuola, dai fondi FAS alle finanziarie, dalla Banca del Sud alle ronde - ma ci troviamo sotto un Governo amorale che per la protezione del proprio Primo Ministro sta demolendo lo stato di diritto del nostro Paese. Al ritmo di due l'anno, come ricordato da Repubblica ieri, questi disgraziati, infischiandosene delle ripercussioni sui cittadini, sfornano leggi ad personam con una leggerezza e noncuranza come nemmeno i regolamenti condominiali. Non so francamente cosa altro serva alle persone perbene per capire che questo signore, e tutti i bravi che gli coprono le spalle, sono un'ignominia per l'Italia, una macchia che per levarne completamente sporco e alone ci vorrà del tempo, tanto tempo. Non so se basterà firmare questa petizione, o magari aderire all'appello nobile di Roberto Saviano. Magari ci si dovrebbe aspettare una grande mobilitazione, come quella proposta da Pippo Civati per il 18 alle 18. Ma non so come, ho l'impressione che anche stavolta, seppure il ddl diventerà operativo, la grande massa del popolo italiano continuerà a girarsi dall'altra parte, perché la maggioranza del popolo italiano, ovviamente, non ha familiari o amici morti alla Thyssen o per l'Eternit, o magari sul lastrico per le truffe Cirio e Parmalat. E dato che la questione non tocca il proprio orticello, in assoluta aderenza all'andazzo generale fatto di egoismo, cinismo e assenza di civismo e comunità, si faran spallucce perché "così va il mondo". Mentre non ci rendiamo conto che "il mondo" così non va proprio da nessuna parte. Chiudo riportando uno stralcio di un editoriale di Marina Corradi sull'Avvenire dell'11 novembre, che mi pare sia calzante: "...in questa libertà ereditata, scontata, qualcosa può perdersi. Prima di tutto, proprio la coscienza che niente è per sempre garantito, e che ogni libertà va nutrita e cresciuta. In quanti ormai non andiamo nemmeno, disamorati, a votare. Altro rischia anche di perdersi, nella libertà ricevuta senza una adeguata memoria. Il senso stesso del fare comune, del costruire insieme, che si frammenta in una galassia di individuali interessi. Leciti, oppure no. Ma comunque nella logica di un fare solo per sé. L’essere insieme, la relazione con l’altro impoverita a una, a volte infastidita, pura coabitazione. Nelle porte chiuse e anonime di mille quartieri dove, magari educatamente, ci si ignora". E la conseguenza di ciò, è Silvio Berlusconi Primo Ministro.

13 novembre 2009

L'utilizzatore finale

Altro che per questioni di letto. Questo signore qui utilizza la massima espressione istituzionale di un popolo civile, il Parlamento, a proprio uso e consumo. E lo fa sostanzialmente indisturbato - colpa anche di un'opposizione eunuca - da 15 anni. Da staccare e conservare il riepilogo che Carmelo Lopapa fa su Repubblica oggi. Ancora mi devo spiegare come sia possibile che in Italia accada questo. Ancora devo capire - e le tonnellate di inchiostro di sociologi e politilogi che ho letto fino ad ora non mi hanno del tutto convinto - perché Silvio Berlusconi ottiene la maggioranza dei consensi. Va bene la collusione e la malavita, va bene l'egoismo (prima antitesi del civismo) incentivato e alimentato dal tipo di società nella quale siamo immersi, va bene che l'alternativa non è delle più entusiasmanti. Va bene tutto. Ma per dio, la dignità civica il popolo italiano l'ha completamente gettata nel cesso? Sono veramente curioso di vedere il risultato delle prossime consultazioni elettorali, davanti a questo sfacelo di economia, lavoro, diritti, giustizia, dignità istituzionale. Sono proprio curioso.

Un ddl disgustoso, in linea con le radici "cristiane" del nostro Paese

"Il ddl non si applicherà per il furto aggravato. Così per il rom che ruba il processo rimarrà, mentre processi come Eternit, Thyssen, Cirio e Parmalat andranno al macero" sintetizza perfettamente la Finocchiaro. E aggiungo, scorrendo la lista, che pure chi mena moglie e figli, chi commette omicidio colposo per colpa medica, chi collude e corrompe, chi opera nel campo del traffico dei rifiuti (mafia), potrà stare sereno, dato che si vedrà recapitata a casa la prescrizione dei processi in corso in primo grado se sono trascorsi più di due anni a partire dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero senza che sia stata emessa la sentenza. Data la notoria lentezza dei procedimenti processuali italiani, trattasi sostanzialmente di amnistia mascherata, a tutto vantaggio della peggio classe dirigente e politica dell'intero mondo civilizzato - premier in testa. Ah beh, i benpensanti possono comunque dormire sonni tranquilli: il reato di clandestinità non è compreso nell'elenco degli "amnistiati". Perché è il crocifisso il simbolo della nostra cultura, è l'insegnamento evangelico la radice della nostra comunità nazionale. Disgustoso.

12 novembre 2009

La rete dei circoli sardi del Partito Democratico

E' attivo da oggi un piccolo spazio on-line provvisorio all'indirizzo http://retecircolisardipd.blogspot.com/ nel quale verranno postati gli appuntamenti (e i risultati degli incontri, le proposte, etc) in questa prima fase iniziale di coordinamento, in attesa di uno strumento definitivo e magari più completo. Il blog rappresenta uno strumento ad integrazione di newsletter e gruppi FB, per ridurre al massimo il rischio di perdere qualcuno per strada e il rischio di confusione. Naturalmente è fin d'ora aperto al contributo di tutti, ma questo mi sembra banale sottolinearlo. La rete dei circoli non è un organismo del PD, ma un tentativo di elaborare proposte tra persone della base da consegnare come patrimonio di elaborazione al partito - precisazione dovuta dato che è previsto come organismo l'assemblea dei segretari di circolo. Il primo appuntamento è per sabato 21 novembre dalle 16 nel circolo di Serrenti.

11 novembre 2009

Vittorio Arrigoni a Cagliari

Vittorio Arrigoni, per i pochi che non lo conoscessero, è un cooperante e attivista italiano, unico occidentale presente a Gaza durante i terribili giorni di "Piombo fuso". Ha reso un servizio unico raccontando in diretta ciò che nessun altro ha potuto descrivere dato che per i giornalisti occidentali era vietato accedere ai luoghi dell'operazione. Lo ha fatto dal suo blog http://guerrillaradio.iobloggo.com/ e dalle colonne del Manifesto che gli ha dato "ospitalità". Grazie ai suoi toccanti reportage abbiamo avuto la possibilità di conoscere quello che realmente stava succedendo, altrimenti censurato dalle veline dell'esercito israeliano, unica fonte (mai contestata tra l'altro) per i "giornalisti" (virgolette d'obbligo) occidentali. Chi può, vada. Sarà certamente un incontro molto interessante.

Clicca sull'immagine per ingrandire la locandina

10 novembre 2009

Meglio l'Udc che la sinistra. E si vede

Meglio l'Udc che la sinistra è il titolo di un pezzo di Paolo Natale apparso oggi su Europa che anticipa in esclusiva i risultati di un'indagine condotta dall'Università di Milano tra i delegati dell'Assemblea del Partito Democratico, al fine di "comprendere meglio non soltanto il loro profilo demografico e sociale, ma anche il loro pensiero sul futuro del Pd". Quello che emergerebbe - il condizionale è d'obbligo perché i risultati "veri" si avranno solo fra qualche settimana, e perché il pezzo è scritto oggettivamente in chiave pro centro - sarebbe un gradimento di circa il 55% per l'opzione alleanza con l'Udc a fronte di un 32% pro sinistra e di un 15% nostalgico della solitudine assoluta. Vista così è brutta lo so. Non ho mai nascosto la mia antipatia (eufemismo) per il partito di Casini - conservatore, colluso, baciapile, democristiano (nel senso più becero), come nessun altro partito dell'area riconducibile al centrodestra - così come non ho mai smesso di contestare l'assunto secondo il quale pur di tornare al Governo (delle regioni prima e della nazione poi) si debba necessariamente trovare/cercare un'alleanza con il partito che siede in Parlamento solo grazie ai voti della mafia, il partito di Cuffaro, Antinoro, Cintola, Mannino etc. etc. Non ho mai smesso - e mai smetterò - perché mi pare evidente che siamo alla vigilia di un Ulivo 2 che comprenderà, al di là delle indagini conoscitive dell'Università di Milano, sia SeL che l'Udc, in una riproposizione in chiave semplificata dei tira e molla che hanno affossato le precedenti esperienze del centrosinistra al Governo: ieri Bertinotti (o Turigliatto) e Mastella, domani Fava (o Vendola) e Casini - con l'indubbia aggravante, vista da qui, del peso specifico assai più rilevante dell'Udc rispetto all'Udeur. Perché stavolta dovrebbe funzionare rimane un mistero che nemmeno Giacobbo. Ma tralasciando il mio pessimismo cosmico in merito alle alleanze bersaniane - dato che tanto per fare un po' l'egoista sembra che in Sardegna non se ne parli di alleanze con Mr.Oppi, già lanciato con Uds, Psd'Az (sempre più in basso) e Mpa per le prossime amministrative, e tornando quindi al merito dell'anticipazione dell'indagine, volendo potremmo anche vedere un bicchiere mezzo pieno ad esempio per la quasi perfetta divisione di genere (55% uomini, 45% donne), ma forse soprattutto per la particolare attenzione dimostrata dai delegati verso temi quali ambiente, merito e uguaglianza, oltre naturalmente alla questione del lavoro. Volendo, appunto. Poi arrivano notizie come quella dell'apertura di Lupo, neo-segretario PD in Sicilia (mozione Franceschini, sostenuto anche da Rita Borsellino) verso l'Udc del posto (poi smentita), o quella della nomina in Direzione di Nino Papania, personaggino davvero niente male, o i report dalle assemblee regionali ai limiti della rissa o dell'indecenza lottizzatrice, e il bicchiere ritorna ad apparire desolatamente mezzo vuoto.

N.B.: alcuni link sono verso gruppi di FB. Se non siete "loggati" potrebbero non funzionare.

09 novembre 2009

La prima uscita da Vicepresidente di Ivan Scalfarotto. Voglio bene a quest'uomo qui

"Nel sud dobbiamo fare la rivoluzione. Sfilare di mano la Campania a Bassolino, ripulire la Calabria, aprire le stanze del partito in Sicilia. Serve un parricidio contro tutti i ras locali. Penso che dobbiamo rimuovere la classe dirigente del sud. Totalmente. Perderemo? Tanto perderemo comunque".

La prima uscita da Vicepresidente di Ivan Scalfarotto affidata ad un'intervista di Repubblica. Voglio bene a quest'uomo qui. Finché c'è gente come lui nel PD, mi sento ancora rappresentato. Per leggere l'intervista, cliccare sull'immagine. Buona lettura.

08 novembre 2009

De Magistris e Di Pietro iniziano le pulizie di Pasqua prima del tempo. E il PD quando comincia?

Dopo l'inchiesta/confronto di MicroMega sulle infiltrazioni meridionali poco edificanti nel Partito di Antonio Di Pietro, e dopo qualche dichiarazione di facciata un po' deludente da parte del leader, ora l'Idv, dopo lo strepitoso successo alle europee, sembra decisa a percorrere la strada della vera rifondazione. Si comincia con l'espulsione di Aurelio Misiti, e con l'impegno in prima persona di De Magistris per l'individuazione di un candidato presentabile per la regione Campania. E stando alle agguerrite dichiarazioni del focoso Tonino sembra proprio che da qui a fine febbraio, periodo in cui si dovrebbe svolgere il primo vero Congresso aperto dell'Idv, la pulizia interna riguarderà diversi personaggi locali, ma anche qualche parlamentare. Bene, meglio così. Ora tocca al PD fare altrettanto. Anche se le prime indiscrezioni sul candidato per la guida proprio della Campania non sono per nulla confortanti: si parla di Vincenzo De Luca - sindaco di Salerno invischiato in un paio di processi e accusato di falso e truffa. Mah...

Deja vu

La sensazione di deja vu non l'ho avuta solo io allora. Intanto Soru viene direttamente scelto dal neo Segretario. Chissà che ne pensano i suoi "nemici" giurati qui in Sardegna, dove la campagna pro Lai / Bersani si è giocata soprattutto contro Barracciu / Soru.

07 novembre 2009

I sottomarini riemergono

I sottomarini riemergono per alimentare ancora il dibattito, non perdono né il pelo, né il vizio. Per chiamare al confronto, per decidere insieme le posizioni (Pippo Civati).

L'intervento di Giuseppe Civati alla Assemblea Nazionale del PD.

La conta

I media italiani sono letteralmente impazziti per questa storia della nuova influenza: chiamano "bambini" ragazzini di 11 anni, annunciano la morte di un bimbo (questo si) di 8 mesi salvo poi smentire che fosse riconducibile al virus dell'H1N1; parlano di normale influenza, anzi meno aggressiva, poi no, più aggressiva, più contagiosa, più pericolosa, ma no, meno letale, meno del previsto, più del previsto; vaccino si, vaccino no, dosi che non bastano, poi che avanzano pure. Tutto questo perché? Per cinismo da copertina? Qualcosa del genere probabilmente. Qualcosa di irresponsabile e squallido sicuramente.

Bersani presenta il suo PD: tutto chiaro, tranne le soluzioni

Un democratico - inteso come simpatizzante del progetto PD - non dovrebbe trovare grossa difficoltà nel riconoscersi nella relazione del neo Segretario Pierluigi Bersani. C'è tutto, e tutto nella declinazione progressista: il lavoro nel suo complesso, e non solo quello "salariato"; l'ambiente come risorsa economica; la giustizia come servizio civico indispensabile; la problematica della crisi da affrontare con più protagonismo delle istituzioni; la questione istituzionale nel suo complesso, a partire dalla sua riorganizzazione; ci sono le donne, i giovani, i circoli, gli intellettuali, il territorio. C'è persino una critica alle ricette inconcludenti della socialdemocrazia europea. Insomma, il quadro è chiarissimo, l'analisi è puntuale e condivisibile, il punto di vista è quello visto da qui. Alla fine rimane però un vuoto, un non so che di incompiuto. E non per via della comunicazione, sempre grigia e oldstyle, noiosissima come nemmeno un trattato sui numeri primi. Le soluzioni? Dove sono le soluzioni, le proposte concrete? Bersani non è (ancora) candidato premier e quindi non era tenuto a delineare un programma di Governo, ma dato che ha insistito più volte sul concetto di alternativa di Governo, sicuramente ci si aspettava di più. Paradossalmente dei punti sopra elencati, quello dove si può riscontrare il dettaglio più approfondito è proprio quello forse meno sentito, ovvero la riorganizzazione delle istituzioni. Per il resto solo auspici, titoli diciamo. Ma di soluzioni concrete pochine. Talmente pochine che non si è in grado di capire ad oggi se questa tanto sbandierata pluralità e partecipazione sarà veritiera o solo di facciata, magari relegata semplicemente ad alcune "nomine" simboliche, come quella - pur piacevolissima - di Ivan Scalfarotto come vicepresidente. Proprio questa doppia nomina tra l'altro (Scalfarotto area Marino, sarà affiancato dalla franceschiniana Marina Sereni), non ritengo sia un buon segno, puzza di vecchia spartizione tra correnti piuttosto che di nuova collegialità. Diversi analisti sostengono che la fortuna di Bersani stia nella sua "concretezza" da ex-amministratore: io la sto ancora aspettando questa concretezza, questa capacità di proporre soluzioni fattibili, magari che fanno sognare poco ma che risolvono problemi. Finora ho sentito tanti rimandi - più volte nella sua relazione di oggi ha usato l'espressione "non entro nel dettaglio", quando invece sarebbe il caso di cominciare ad entrarci nel dettaglio, eccome. Come sottolineato da Thomas Castangia, il senso della storia lo abbiamo capito, ora vogliamo capire il futuro.